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EPIGENETICA E OBESITÀ: ESISTE DAVVERO UN “INTERRUTTORE” DEL PESO? L’obesità è una condizione complessa, determinata dall’interazione tra predisposizione genetica, ambiente, alimentazione, attività fisica e numerosi meccanismi biologici. Negli ultimi anni è emerso un ulteriore elemento di interesse: l’epigenetica. CHE COS’È L’EPIGENETICA? L’epigenetica studia i meccanismi capaci di modificare l’attività dei geni senza modificare la sequenza del DNA. In altre parole, due cellule – o persino due individui con un patrimonio genetico molto simile – possono utilizzare gli stessi geni in maniera differente. Tra questi meccanismi rientrano, ad esempio, la metilazione del DNA e alcune modificazioni della cromatina. Questi processi possono essere influenzati dallo sviluppo, dall’ambiente e da numerosi fattori biologici. IL RUOLO DI TRIM28 Uno studio pubblicato su Cell nel 2016 ha analizzato il ruolo di una proteina chiamata TRIM28, coinvolta nella regolazione dell’espressione genica. I ricercatori hanno osservato un fenomeno particolare in alcuni topi geneticamente modificati che possedevano una sola copia funzionante del gene Trim28. Nonostante fossero geneticamente molto simili, gli animali tendevano a sviluppare due fenotipi distinti: alcuni rimanevano normopeso, mentre altri diventavano obesi, con relativamente pochi soggetti intermedi. Questo comportamento è stato descritto come un sistema “bistabile”, simile metaforicamente a un interruttore acceso o spento. (PubMed) GENI IDENTICI, RISULTATI DIVERSI Analizzando l’espressione dei geni, i ricercatori hanno osservato che nei topi obesi risultava alterata l’attività di una rete di geni sottoposti a imprinting genomico. L’imprinting è un particolare meccanismo epigenetico per cui alcuni geni vengono espressi in maniera diversa a seconda che siano stati ereditati dalla madre o dal padre. La ridotta attività di questa rete sembrava associarsi al fenotipo obeso. Il dato è interessante perché mostra come differenze nella regolazione dei geni possano contribuire a produrre caratteristiche metaboliche molto diverse anche in presenza di un patrimonio genetico simile. (PubMed) E NELL’UOMO? Lo studio ha analizzato anche campioni di tessuto adiposo provenienti da bambini. I ricercatori hanno osservato associazioni tra espressione di TRIM28, regolazione di alcuni geni e caratteristiche legate all’obesità. Questi risultati suggeriscono che meccanismi analoghi possano esistere anche nell’uomo, ma non dimostrano che esista un vero e proprio “interruttore dell’obesità” capace di determinare da solo se una persona sarà magra oppure obesa. (PubMed) L’OBESITÀ NON DIPENDE DA UN SOLO GENE Oggi sappiamo che nella maggior parte dei casi l’obesità è una malattia multifattoriale. Genetica ed epigenetica possono influenzare appetito, consumo energetico, distribuzione del tessuto adiposo e risposta all’ambiente. A questi elementi si aggiungono alimentazione, attività fisica, sonno, farmaci, condizioni socioeconomiche e numerosi altri fattori. Gli studi epigenetici hanno inoltre identificato numerose associazioni tra obesità e modificazioni della metilazione del DNA, anche se non sempre è semplice stabilire se queste alterazioni siano causa dell’aumento di peso oppure una sua conseguenza. POSSIAMO “SPEGNERE” L’OBESITÀ? Al momento non esiste una terapia in grado di modificare un ipotetico interruttore epigenetico e trasformare stabilmente una persona predisposta all’obesità in una persona naturalmente magra. La ricerca sull’epigenetica potrebbe però contribuire a comprendere meglio perché individui apparentemente simili reagiscano in maniera molto diversa allo stesso ambiente o allo stesso stile di vita. Potrebbe inoltre aiutare, in futuro, a identificare nuovi bersagli terapeutici e a sviluppare strategie sempre più personalizzate. GENETICA NON SIGNIFICA DESTINO Avere una predisposizione genetica o epigenetica non significa essere inevitabilmente destinati a sviluppare obesità. Il peso corporeo nasce dall’interazione continua tra biologia e ambiente. Per questo la prevenzione e il trattamento dell’obesità devono considerare la persona nel suo complesso, evitando di ridurre il problema alla sola forza di volontà, ma anche evitando l’idea opposta che tutto sia già determinato dai geni. L’epigenetica aggiunge quindi un ulteriore tassello alla comprensione dell’obesità: non un semplice interruttore acceso o spento, ma una complessa rete di regolazione che contribuisce a determinare come il nostro patrimonio genetico si esprime nel corso della vita.
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Dott. Fabio Cecchini
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